Trump avverte: opzione militare contro l'Iran e rinvia Cuba
Il presidente americano ha detto che l'opzione militare resta sul tavolo se Teheran non accetta le condizioni di Washington, e ha annunciato che l'azione su Cuba sarà rimandata fino alla risoluzione della questione iraniana.

Il presidente americano Donald Trump ha ventilato la possibilità di ricorrere a una nuova azione militare contro l'Iran se non si dovesse raggiungere un accordo o se le condizioni di Washington non venissero accettate, secondo un rapporto citato dall'agenzia Reuters.
Trump ha detto che l'opzione militare resta sul tavolo se Teheran non abbandonerà pratiche che gli Stati Uniti ritengono inaccettabili o non accetterà le condizioni di trattativa, aggiungendo che il paese potrebbe compiere un'altra operazione simile a quella che ha chiamato «Epic Fury» (Furia epica), oppure che l'Iran acconsenta ad aprire negoziati.
Il presidente ha spiegato che il percorso più semplice per l'Iran sarebbe accettare di negoziare, ma ha espresso dubbi sul fatto che Teheran sceglierà effettivamente questa strada.
In una questione separata, Trump ha affermato che l'amministrazione rinvierà la gestione del dossier Cuba fino a dopo la risoluzione della questione iraniana, senza specificare quali misure Washington intenda adottare nei confronti dell'Avana.
Contestualmente alle dichiarazioni di Trump, sono circolati resoconti dei media secondo cui l'amministrazione starebbe valutando la possibilità di lanciare nuovi attacchi all'Iran dopo le elezioni di metà mandato previste per il 3 novembre prossimo, e che l'eventuale operazione potrebbe prendere di mira impianti nucleari, depositi di missili e droni e infrastrutture energetiche. Tali resoconti non hanno confermato l'adozione di una decisione definitiva per eseguire tali attacchi.
Dal lato iraniano, il Wall Street Journal ha rivelato che Teheran ha detto a mediatori che potrebbe ampliare la portata dei suoi attacchi in caso di nuovi raid americani; il quotidiano ha citato funzionari secondo cui l'Iran ha ripreso la produzione di missili e droni in strutture sotterranee e mantiene ancora scorte di tali armi.
Questi sviluppi sollevano timori di un ampliamento di qualsiasi confronto militare potenziale, mentre Washington continua a considerare entrambe le opzioni, militare e negoziale, senza annunciare tempi o condizioni definitive per una nuova operazione.



