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Interruzione del commercio terrestre e avvertimenti navali: crescono le pressioni sull'Iran

التحريرPubblicato: 2026-10-25 00:47 · 4 min di lettura

L'Iran registra un calo del commercio terrestre con migliaia di camion bloccati alle frontiere e un forte aumento dei prezzi alimentari, mentre crescono le minacce di impedire l'ingresso di navi da guerra americane e i rischi nello Stretto di Hormuz.

Interruzione del commercio terrestre e avvertimenti navali: crescono le pressioni sull'Iran

L'Iran affronta pressioni simultanee sui fronti economico e della sicurezza dopo lo stop del traffico merci terrestre attraverso alcuni valichi di confine e l'accumulo di migliaia di camion, mentre sono aumentate le tensioni con Washington e i rischi per la navigazione nello Stretto di Hormuz.

Il Wall Street Journal, citando un funzionario iraniano, ha riferito che il Pakistan ha impedito il transito di camion provenienti dall'Iran attraverso due valichi di frontiera, provocando la sospensione delle esportazioni iraniane verso il Pakistan. Il giornale ha citato un altro funzionario iraniano secondo cui circa 17.000 camion sono bloccati ai confini dell'Iran con Turchia, Afghanistan e Azerbaigian, indicando un'ampia portata delle interruzioni del traffico terrestre.

Non è chiaro per quanto tempo i camion resteranno bloccati né la natura delle merci, l'entità delle esportazioni interessate o quando riprenderanno, ma gli sviluppi riflettono crescenti difficoltà nell'uso delle vie terrestri per il trasporto di merci da e verso l'Iran in un contesto di pressioni economiche in aumento.

Il Wall Street Journal ha anche riportato un aumento dei prezzi dei generi alimentari all'interno dell'Iran del 128 percento, senza precisare l'arco temporale in cui è stata registrata tale crescita né se riguarda un paniere specifico di prodotti.

Parallelamente, il giornale ha citato un funzionario statunitense che ha affermato che le sanzioni isolano il regime iraniano e lo spingono alla disperazione, descrivendo la posizione di Washington sulla politica di pressione economica.

Sul piano politico e diplomatico, il Pakistan ha rinnovato l'appello al dialogo per ridurre la tensione: il vice primo ministro e ministro degli Esteri Mohammad Ishaq Dar ha pubblicato su X sabato che dialogo e diplomazia restano necessari e che il suo Paese, che ha svolto un ruolo di mediatore fra Stati Uniti e Iran nei mesi scorsi, continuerà a lavorare con la Turchia e gli Stati amici per sostenere gli sforzi di pace e stabilità.

Sul piano militare, il capo di Stato Maggiore delle Forze iraniane Ali Abdollahi ha annunciato sabato che il Paese «non permetterà alle navi da guerra americane di entrare nelle acque del Golfo in nessun caso», secondo quanto trasmesso dalla televisione di Stato iraniana. Abdollahi ha attaccato il presidente americano Donald Trump accusandolo di sognare di riportare i militari statunitensi nel Golfo, affermando che questo sogno non si realizzerà.

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione ha dichiarato che due petroliere hanno preso fuoco nella notte tra venerdì e sabato dopo essere rimaste coinvolte in un'esplosione causata da un ordigno o una mina nello Stretto di Hormuz. I rapporti segnalano un aumento degli attacchi contro le navi che transitano nello Stretto negli ultimi giorni, mentre gli Stati Uniti continuano a scortare alcune imbarcazioni e, secondo stime diffuse, impongono restrizioni e controlli più severi sui porti iraniani.

Le pressioni economiche si intrecciano con le minacce militari nell'attuale escalation: l'interruzione delle vie di commercio terrestri aggrava il peso economico sull'Iran, mentre lo Stretto di Hormuz resta un punto caldo che può influenzare l'andamento della confrontazione, in un contesto in cui gli appelli al dialogo persistono senza garanzie chiare per contenere l'escalation.


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