Tariq Ismail avverte della fragilità dell'economia irachena per la dipendenza dal petrolio
L'esperto bancario Tariq Ismail ha avvertito delle ricadute dei conflitti internazionali sulle catene di approvvigionamento e sui mercati energetici, sottolineando che la dipendenza dell'Iraq dal petrolio ha ampliato il divario tra entrate e spese.

L'esperto bancario egiziano specializzato nella gestione del rischio di credito, Tariq Ismail, ha avvertito venerdì dell'ampliarsi delle ripercussioni economiche dei conflitti internazionali, osservando che la forte dipendenza dell'Iraq dal petrolio rende la sua economia vulnerabile alle fluttuazioni dei mercati mondiali e aumenta la difficoltà di affrontare il deficit di bilancio.
Ismail ha detto che la continuazione dei conflitti e delle tensioni geopolitiche non implica necessariamente che la tendenza generale dell'economia globale sia verso un maggiore pessimismo, ma ha aggiunto che la vera sfida consiste nella capacità degli Stati di gestire le crisi e limitarne gli effetti, in particolare nelle economie strettamente legate alle oscillazioni esterne.
Ha spiegato che l'interruzione delle catene di approvvigionamento e lo stato di incertezza rappresentano due delle principali sfide odierne: i conflitti interrompono il commercio e aumentano i costi di trasporto e produzione, mentre le fluttuazioni imprevedibili rendono più complesse le decisioni di investimento e la pianificazione economica.
Ha indicato i mercati petroliferi come esempio pratico di questi rischi, notando che le tensioni possono spingere alcuni Paesi o aziende a stipulare contratti a prezzi elevati per precauzione, ma che questi possono comportare oneri finanziari ingenti se i prezzi dovessero poi scendere dopo un raffreddamento della situazione.
Quanto all'economia irachena, Ismail ha ritenuto che l'ampia dipendenza delle finanze pubbliche dai proventi petroliferi aumenti l'esposizione del Paese a shock esterni, sia attraverso le oscillazioni dei prezzi sia per i disordini nelle forniture e nei flussi commerciali, e che ciò imponga una revisione della struttura dell'economia e delle fonti di entrata.
Gli ultimi dati del ministero delle Finanze iracheno mostrano che il divario tra entrate e spese si è ampliato fino a circa 30.432 trilioni di dinari nei primi otto mesi del 2026, dopo che le entrate hanno raggiunto 45.355 trilioni di dinari rispetto a spese di circa 75.787 trilioni di dinari, secondo i dati del ministero datati 21 ottobre.
I dati indicano che le entrate petrolifere hanno costituito circa il 77% delle risorse totali dello Stato in quel periodo, e dati ufficiali precedenti avevano mostrato una diminuzione delle entrate petrolifere di circa il 53% nei primi sette mesi dell'anno in corso rispetto allo stesso periodo del 2025, in concomitanza con disordini nelle esportazioni di petrolio attraverso lo stretto di Hormuz a causa della guerra nella regione.
Ismail ha sottolineato la necessità di una pianificazione economica a lungo termine per diversificare le fonti di reddito e ridurre la dipendenza dai proventi petroliferi, parallelamente al miglioramento dell'ambiente imprenditoriale e all'offerta di garanzie e agevolazioni necessarie per attrarre investitori locali e stranieri.
Ha ritenuto che un ampliamento del ruolo del settore privato possa contribuire a creare nuovi posti di lavoro e ad alleviare la pressione sulla spesa pubblica, insistendo sull'importanza di sostenere le piccole e medie imprese e di sviluppare l'istruzione tecnico-professionale in linea con le esigenze del mercato del lavoro futuro.
Ha inoltre invitato a investire nelle tecnologie di intelligenza artificiale, nelle banche dati e nelle infrastrutture digitali, a rafforzare l'integrazione economica araba e a indirizzare più investimenti verso l'interno della regione per costruire economie più resilienti alle turbolenze globali.
Ufficialmente, il ministro delle Finanze iracheno Faleh Sari ha annunciato il 14 ottobre che "Iraq 2050" mira a ridurre la dipendenza dal petrolio, a potenziare il settore privato e a promuovere una crescita sostenibile nell'ambito degli sforzi del governo per diversificare l'attività economica.
Ismail ha concluso affermando che costruire un'economia irachena più resiliente richiede una transizione graduale da un modello basato principalmente sulla spesa pubblica e sulle entrate petrolifere verso un'economia più diversificata e produttiva, capace di creare maggiori opportunità per i giovani e di ridurre l'impatto dei conflitti e delle oscillazioni esterne.



