Washington riceve avvertimenti da Israele sul possibile ricorso dell'Iran ad armi chimiche
The New York Times riferisce che Israele ha fornito a Washington informazioni secondo cui l'Iran valuterebbe l'uso di armi chimiche contro i suoi avversari, provocando divisioni all'interno dell'amministrazione americana.

The New York Times ha riportato, citando funzionari statunitensi e regionali, che Israele ha fornito agli Stati Uniti informazioni secondo cui l'Iran sta valutando la possibilità di usare armi chimiche contro i suoi avversari, provocando reazioni contrastanti all'interno dell'amministrazione statunitense martedì sera.
Secondo il rapporto, funzionari israeliani hanno presentato, nel corso di colloqui con agenzie d'intelligence statunitensi e altri responsabili nelle ultime due settimane, la minaccia legata alle armi chimiche come una priorità urgente, superiore perfino alle preoccupazioni per le ambizioni nucleari dell'Iran.
The New York Times ritiene che alcuni funzionari statunitensi considerino le informazioni israeliane come parte di una campagna di pressione guidata dal governo del primo ministro Benjamin Netanyahu volta a spingere l'amministrazione del presidente Donald Trump a tornare a operazioni belliche su larga scala contro l'Iran. Al contrario, altri ufficiali ritengono che gli avvertimenti vadano presi sul serio, soprattutto alla luce di precedenti allarmi su preparativi che potrebbero prendere di mira interessi statunitensi.
Israele ha informato anche funzionari dei paesi del Golfo di parte di queste informazioni, ma diversi esponenti del Golfo hanno espresso dubbi sul fatto che Teheran stia pianificando l'uso di armi chimiche, ritenendo che l'obiettivo potrebbe essere quello di spingere gli Stati Uniti e i loro partner a un'escalation di sicurezza.
Il quotidiano osserva che le accuse statunitensi contro l'Iran di possedere o cercare di sviluppare armi chimiche risalgono a decenni. Nel 2003 Teheran aveva ammesso di aver sviluppato capacità chimiche durante la guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta, ma in seguito aveva dichiarato di aver smantellato quelle capacità.
Negli ultimi anni, la valutazione di intelligence annuale statunitense declassificata ha incluso indicazioni secondo cui è «probabile» che l'Iran cerchi di proseguire la ricerca e lo sviluppo nel campo delle armi chimiche, secondo il rapporto, mentre l'Iran ha pubblicamente negato di possedere tali armi e ha definito le accuse parte di una guerra psicologica condotta da Israele e da Netanyahu.
The New York Times ha aggiunto che, dopo otto mesi di guerra, Stati Uniti e Iran appaiono in una situazione di stallo relativo, con entrambe le parti che esplorano la possibilità di un breakthrough diplomativo pur preparandosi all'eventualità di un riprendere dei combattimenti.
Il quotidiano ha inoltre sottolineato che il dibattito sulle informazioni di intelligence mette in evidenza la sensibilità della fase e i rischi legati a eventuali errori di valutazione. Ha citato funzionari statunitensi secondo cui l'amministrazione Trump non intende usare un'arma nucleare, ma i funzionari iraniani non mostrano lo stesso livello di rassicurazione.
Il rapporto ha anche evidenziato una dimensione interna a Israele: il primo ministro Benjamin Netanyahu sta combattendo per restare politicamente al potere dopo non essere riuscito a garantire un percorso chiaro per la formazione di un governo dopo le elezioni della scorsa settimana, e alcuni analisti dicono che potrebbe sfruttare uno stato di emergenza sulla sicurezza come leva per costringere i leader dell'opposizione a entrare in una coalizione di governo.



