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Analisi dell'orientamento del ministro delle Comunicazioni Mustafa Sand a vietare l'app Waze in Iraq e le alternative migliori

عباس البياتيPubblicato: 2026-10-24 00:14 · 12 min di lettura

Il ministro delle Comunicazioni Mustafa Sand ha annunciato l'intenzione di vietare l'app di navigazione Waze in Iraq, mentre il presidente dell'Autorità per i Media e le Comunicazioni ha detto che non è stata presa alcuna decisione di blocco. Questa analisi ricostruisce i fatti e propone alternative regolatorie che perseguano l'obiettivo di sicurezza senza danneggiare cittadini ed economia digitale.

Analisi dell'orientamento del ministro delle Comunicazioni Mustafa Sand a vietare l'app Waze in Iraq e le alternative migliori
Il ministro delle Comunicazioni Mustafa Sand durante la firma di un contratto al ministero a Baghdad (foto d'archivio)

Analisi | L'app di navigazione «Waze» è ancora operativa in Iraq, ma il suo futuro è appeso a un orientamento annunciato dal ministro delle Comunicazioni Mustafa Sand verso il divieto e alla contestuale precisazione dell'Autorità per i Media e le Comunicazioni che nessuna misura di blocco è stata ancora adottata. Il caso solleva una domanda più ampia di una singola applicazione: come può lo Stato perseguire obiettivi di sovranità e sicurezza senza far ricadere i costi su milioni di conducenti e sulle imprese di trasporto e consegna?


Cosa è stato annunciato finora

Il 6 ottobre 2026, alla fiera della tecnologia di Erbil, il ministro Sand ha annunciato che il ministero intendeva vietare «Waze» all'inizio del 2027, giustificando la misura con il fatto che l'app è di origine israeliana e indicando la disponibilità di alternative per gli utenti, tra cui le mappe di Google e applicazioni irachene. Nello stesso giorno il ministro ha emesso un comunicato in cui ha detto: «Abbiamo deciso di annullare la nostra decisione di vietare l'app Waze all'inizio del 2027 e di anticipare la decisione alla fine del prossimo dicembre».

Waze è stata fondata in Israele, prima di essere acquisita dalla società statunitense Google nel 2013. L'orientamento governativo si collega alla posizione ufficiale dell'Iraq nei confronti di Israele: una legge approvata dal Parlamento nel 2022 criminalizza qualsiasi relazione politica, economica o culturale con quello Stato.

Il 22 ottobre, durante il Forum sulla governance di Internet a Baghdad, il ministro ha affermato che «non esiste alcun divieto sull'app Waze», aggiungendo: «Non ho fatto marcia indietro sul divieto di Waze, e ci saranno applicazioni alternative». Ha inoltre precisato che giovani iracheni e società locali hanno presentato al ministero proposte per applicazioni di mappe e monitoraggio del traffico.


Posizione dell'Autorità per i Media e le Comunicazioni

Invece il presidente dell'Autorità per i Media e le Comunicazioni, Baligh Abu Kallal, ha dichiarato che non è stata presa alcuna decisione di chiudere l'app e che il blocco di qualsiasi applicazione richiede un'indagine accurata e procedure complete, confermando che «Waze» resterà disponibile fino a una decisione definitiva. Durante lo stesso forum ha aggiunto che l'Iraq collabora con Google e utilizza i suoi servizi, e che è improbabile bloccare parte delle sue applicazioni per il solo motivo della loro origine societaria; pur sostenendo l'appoggio agli sviluppatori iracheni, ha definito l'impresa «non semplice».

Quindi, al momento lo scenario appare come un orientamento ministeriale annunciato ma non un provvedimento regolatorio esecutivo, con una chiara divergenza tra il ministero e l'ente regolatore delle telecomunicazioni.


Reazioni parlamentari e popolari

La deputata della commissione per i Trasporti e le Comunicazioni, Muna Suwadi, ha invitato il ministero a non precipitare, affermando che la sicurezza nazionale è prioritaria ma che proteggere gli interessi dei cittadini e la continuità delle attività economiche è altrettanto importante. Ha riferito che la commissione ha ricevuto appelli da società di consegna e da soggetti che si basano sull'app per organizzare i propri servizi e definire i percorsi, chiedendo chiarimenti sulle giustificazioni tecniche e di sicurezza e di cercare alternative prima di una decisione finale. L'annuncio ha anche suscitato una vasta ondata di commenti sui social media, circostanza che lo stesso ministro ha collegato al rinvio della scadenza.


Perché gli iracheni dipendono da Waze

Waze si basa sulle segnalazioni in tempo reale di milioni di conducenti su ingorghi, incidenti, chiusure e deviazioni e ricalcola automaticamente i percorsi per evitarli. In città come Baghdad, dove il traffico consuma ore della giornata di impiegati e tassisti, l'app è diventata uno strumento di lavoro quotidiano per autisti di taxi, società di consegna e trasporto, oltre a guidare ambulanze, servizi di emergenza e viaggiatori tra province. Un'interruzione improvvisa si tradurrebbe in tempi di percorrenza più lunghi, maggior consumo di carburante e costi operativi più alti che ricadrebbero infine sul consumatore.


Critiche costruttive al percorso decisionale

Nessuno contesta il diritto dello Stato di proteggere i dati dei cittadini e la propria sicurezza, né l'importanza di sostenere le competenze irachene nello sviluppo software. Tuttavia, il modo di gestire la questione solleva osservazioni che meritano una revisione:


  • La base giuridica non è chiara: Non è stata ancora pubblicata alcuna documentazione ufficiale che specifichi il fondamento giuridico del divieto, la modalità di attuazione, se includerà la Regione del Kurdistan o quale sia l'ente competente per emanarlo.
  • Anticipare la scadenza invece di consultare: Lo spostamento della data dall'inizio del 2027 alla fine di dicembre dopo le critiche ha dato l'impressione di escalation, mentre sarebbe stato più opportuno aprire il confronto con gli interessati.
  • L'alternativa deve precedere il divieto, non seguirlo: Un'app di navigazione di successo richiede un database geografico accurato, una rete stradale aggiornata costantemente, sistemi di instradamento e dati in tempo reale su traffico e incidenti: un'infrastruttura che si costruisce in anni, non in settimane.
  • Il criterio della protezione dei dati va oltre una singola app: Se l'obiettivo è tutelare i dati di localizzazione, altre applicazioni ampiamente diffuse raccolgono dati simili; stabilire regole unificate per la protezione dei dati che includano tutti sarebbe più efficace del blocco di una specifica applicazione.

I rischi del divieto per l'economia digitale

Le esperienze di blocco di applicazioni in altri paesi mostrano che gli utenti ricorrono rapidamente a reti private virtuali (VPN) e continuano a usare l'app bloccata, mentre lo Stato perde capacità di regolazione e controllo, e gli utenti possono finire per impiegare applicazioni o servizi intermedi più rischiosi per i loro dati. Inoltre, decisioni improvvise nel settore digitale inviano un segnale negativo a investitori e startup tecnologiche che sviluppano servizi su piattaforme globali, proprio mentre l'Iraq cerca la trasformazione digitale e di attrarre investimenti.


Esperienze di paesi che hanno scelto la regolazione invece del divieto

In Francia il legislatore ha affrontato la questione delle segnalazioni di posti di controllo mediante la regolazione e non il divieto. La legge sulla mobilità del dicembre 2019 e il decreto esecutivo dell'aprile 2021 hanno consentito ai prefetti e al ministro dell'Interno di chiedere alle applicazioni di navigazione, tra cui «Waze», di nascondere temporaneamente le posizioni di determinate tipologie di posti di controllo: per un periodo non superiore a due ore per i posti di controllo per alcool e stupefacenti e fino a 12 ore per altri punti legati a reati gravi, terrorismo o rapimento, e all'interno di un perimetro geografico definito. Le aziende in difetto possono essere sanzionate con pene fino a due anni di reclusione e una multa di 30.000 euro. Il ministero dell'Interno francese ha predisposto questo meccanismo in consultazione con le società di navigazione e il Consiglio costituzionale francese ne ha riconosciuto la costituzionalità nel novembre 2021. (La dichiarazione ufficiale del governo francese)

Sul piano della partnership, il programma gratuito «Waze for Cities» permette a comuni e autorità del traffico di scambiare dati con l'app: le autorità forniscono all'app informazioni su chiusure, lavori e incidenti e in cambio ricevono dati anonimizzati sulle velocità di traffico e sugli ingorghi per migliorare la gestione dei semafori e la risposta alle emergenze. La pagina del programma mostra esperienze di città e autorità come Gand (Belgio), il Principato di Monaco, Rio de Janeiro (Brasile) e Chicago (Stati Uniti). (Pagina del programma Waze for Cities)


Raccomandazioni pratiche per il Ministero delle Comunicazioni

  1. Negoziare con la società proprietaria prima del divieto: Se i posti di blocco e le postazioni di controllo sono motivo di preoccupazione, si può richiedere che vengano nascosti dall'app in Iraq, sul modello francese: una richiesta tecnicamente possibile e già sperimentata.
  2. Aderire al programma Waze for Cities: La Direzione della Circolazione, il Segretariato di Baghdad e i governi locali possono ottenere gratuitamente i dati sul traffico e fornire all'app informazioni ufficiali su chiusure e deviazioni, a beneficio sia degli automobilisti sia dei servizi di emergenza.
  3. Un quadro giuridico chiaro: Emanare regole scritte che definiscano quando e come può essere bloccata qualsiasi applicazione, l'ente autorizzato a farlo e le procedure di impugnazione, in coordinamento con l'Autorità per i Media e le Comunicazioni quale organismo regolatore.
  4. Una legge per la protezione dei dati personali: Obbligare tutte le applicazioni, locali e straniere, ad aderire a standard unificati nella raccolta e conservazione dei dati di localizzazione, invece di trattare caso per caso ciascuna app.
  5. Consulta pubblica con le parti interessate: Coinvolgere le società di consegna, le imprese di trasporto, i sindacati degli autisti, gli esperti tecnici e la commissione parlamentare per i trasporti e le comunicazioni prima di qualsiasi decisione.
  6. Un'alternativa locale funzionante prima di tutto: Sostenere le applicazioni irachene è un passo positivo; è preferibile che vengano lanciate, testate e dimostrino la loro efficacia nella competizione. Se avranno successo, attireranno gli utenti senza necessità di un divieto, come lo stesso ministro ha ipotizzato affermando che l'emergere di alternative ridurrà l'uso di «Waze».

Conclusione

L'obiettivo dichiarato dal ministro — rafforzare la sovranità digitale e incentivare le competenze irachene — è legittimo e merita sostegno. Tuttavia la via più breve e meno costosa passa per la regolazione, la negoziazione, la legislazione e la costruzione di un'alternativa competitiva, non per un divieto che potrebbe gravare sui cittadini e sull'economia digitale, mentre l'app rimarrebbe comunque accessibile a chi utilizza reti private virtuali.

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